Santa Giovanna Francesca di Chantal

Mente lucida e cuore vigoroso: santa Giovanna Francesca Fremyot de Chantal

“Mente lucida, pronta, decisa”, “cuore vigoroso che ama e che vuole potentemente”: questa è Giovanna Francesca Fremyot de Chantal in due pennellate che dobbiamo, una, alla sua prima biografa e la seconda al suo ‘beato padre’, Francesco di Sales.

Nasce il 23 gennaio del 1572 a Digione, capitale della Borgogna, terra ondulata di vigneti e fiera del suo glorioso passato. Il padre, Benigno Frémyot, alto magistrato, cattolico convinto, sarà presidente del parlamento. Giovanna Francesca non può invece ricordare la madre che muore nel dare alla luce Andrea quando lei ha solo un anno e mezzo e la sorella maggiore tre. Una zia paterna si prende cura affettuosa e intelligente dei tre bambini. Giovanna Francesca riceve l’educazione delle ragazze del suo rango e anche qualcosa di più approfittando delle lezioni del precettore del fratello che, pare, è assai meno zelante di lei al riguardo.

Il padre si riserva la formazione morale e religiosa dei figli con trattenimenti quotidiani preoccupato di fondarli saldamente nella dottrina cattolica e nell’amore per la Chiesa e renderli così capaci di fronteggiare le novità calviniste che si insinuano ovunque.

Sono tempi turbolenti, la guerra civile incombe sulla Borgogna. Benigno Frémyot, che resta fedele al re, teme per la famiglia. Così, quando nel 1587 la figlia Margherita, appena sposata al signore di Neufchaize, si trasferisce nel Poitou, fa partire con lei anche Giovanna Francesca. Lei ha 15 anni, è intelligente e vivace, affascinante. E viene a trovarsi in un clima lussuoso, mondano e galante… che non la seduce affatto.

La sua mente aperta coglie lo stridente contrasto tra quella vita futile e le rovine che le guerre di religione stanno disseminando ovunque. Con destrezza sa liberarsi dagli importuni corteggiatori. Pensa, sì, al matrimonio, ma in quella prospettiva di solidità e di serietà cui l’ha formata il padre. Quando questi, nel 1591, la richiama presso di sé, le ha preparato, secondo l’uso del tempo, una “alleanza matrimoniale” con il barone Cristoforo Rabutin di Chantal, famiglia di alta nobiltà di spada ma allo sfascio quanto ad amministrazione. Le nozze sono celebrate nel dicembre 1592.

Benché così ‘combinato’, in effetti il suo sarà un matrimonio perfettamente riuscito. Sei figli, di cui due muoiono alla nascita, saranno il segno dell’amore che unisce i due sposi. Per nove anni Giovanna Francesca conosce una felicità intensa e operosa, velata solo dalle assenze di Cristoforo impegnato a corte o in campagne militari.

Nel castello di Bourbilly la giovane baronessa si rivela “la dama perfetta”, ma ancor più la donna saggia e avveduta capace di rimettere ordine nel groviglio di affari, debiti e crediti in sospeso che le ha affidato il marito. Nell’amministrazione della proprietà manifesta non comuni doti organizzative e di governo: ben presto i contadini del barone si abituano a vederla di buon mattino percorrere a cavallo i sentieri fra i campi e interessarsi di tutto, dalle semine alla salute dei loro figli.

E poi ci sono i poveri. Giovanna Francesca ha una vera passione per loro: li accoglie, offre loro cibo e vestiti, va lei stessa a trovarli, li cura, preparando lei stessa pomate e sciroppi. Resterà memorabile la sua eroica dedizione durante la carestia del 1600.

Giungiamo così al cruciale 1601: Cristoforo, benché sia al culmine della sua carriera, si ritira dalla corte per dedicarsi alla famiglia. I due sposi vivono insieme una rapida e intensa ascesa spirituale, mai Giovanna Francesca è stata così felice.

Poi… una partita di caccia, un colpo sfuggito per sbaglio dall’archibugio del cugino e Cristoforo è a terra, ferito mortalmente. Muore dopo 9 giorni di atroci sofferenze, non senza aver prima perdonato di cuore all’uccisore.

“Signore, prenditi tutto: parenti, beni, figli, ma lasciami questo caro sposo”: la preghiera di Giovanna Francesca in quei giorni di agonia ci dice nel modo più eloquente con quanta passione amasse il marito. Si ritrova sola, a 29 anni, con 4 figli, di cui l’ultima non ha ancora un mese. Può sembrare La sua può sembrare una vita spezzata. Più in profondità invece conosce un ulteriore sviluppo. C’è indubbiamente il dolore bruciante per la perdita di Cristoforo, ma c’è soprattutto l’acutizzarsi di quel desiderio di appartenere unicamente a Dio che già si era affacciato nel suo cuore. Come confesserà più tardi, se non fosse stato per i figli avrebbe lasciato tutto e sarebbe fuggita in Terra Santa per finire là i suoi giorni.

Questo dramma interiore, vissuto all’insaputa di quanti le sono accanto, non le impedisce di portare avanti con coraggio la gestione della casa e l’educazione dei figli. Per loro amore accetta di trasferirsi nel castello del suocero e di affrontare così lunghi anni di penosa convivenza con la governante, nonché amante, del suocero, che lì impera. Giovanna si prenderà cura dei figli di lei come dei propri.

1604: il presidente Frémyot invita la figlia a Digione per assistere ai quaresimali che in quell’anno sono tenuti da un predicatore di eccezione, il già famoso vescovo di Ginevra. Avviene così, è il 5 marzo, l’incontro provvidenziale tra Francesco di Sales e Giovanna Francesca.

Trascorrono 6 anni punteggiati da rari incontri, ma intessuti da una fitta corrispondenza che consente di cogliere l’ascesa spirituale di Giovanna Francesca, lo stile della direzione spirituale di Francesco, l’approfondirsi in amicizia del loro rapporto.

Quando, nel 1607, egli si decide a manifestarle il suo disegno circa la fondazione di una “piccola congregazione”, Giovanna Francesca comprende che quella è la volontà di Dio su di lei e la abbraccia senza ritorno, pur con tutte le incognite del caso. Sembrerebbe però che debbano passare ancora molti anni prima dell’attuazione del progetto: pesanti responsabilità legano ancora la baronessa alla famiglia. L’intrecciarsi di varie circostanze accorcia i tempi. Nella primavera del 1610 Giovanna Francesca può lasciare la Borgogna per Annecy, dopo aver sistemato tutte le cose “con ammirevole saggezza”. Porta con sé le due figlie, Maria Amata, che raggiunge il marito Bernardo di Sales, e la piccola Francesca che rimarrà con la madre, mentre Celso Benigno, il figlio maggiore, resta affidato alle cure del nonno.

6 giugno 1610: Francesco di Sales con una benedizione e la consegna del primo abbozzo di Costituzioni introduce Giovanna Francesca, Jacqueline Favre e Jeanne-Charlotte de Brechard nella modesta casa de La Galerie in Annecy: inizia così la vita della Visitazione. Per Giovanna Francesca si apre l’ultima tappa, lunga 31 anni, che le darà la sua fisionomia compiuta e definitiva.

Nel suo nuovo ruolo di madre di una famiglia religiosa che conosce subito una rapida espansione, Giovanna Francesca dispiega tutta l’energia del suo cuore innamorato di Dio e le sue notevoli doti, già ben collaudate, di governo. Fino alla morte di Francesco (1622) si dà senza limiti perché la Visitazione metta salde radici, attenta a cogliere e a tradurre in pratica la minima sfumatura del pensiero del suo “unico padre”. La vediamo percorrere, abitualmente a cavallo, le vie di Francia e di Savoia per avviare nuove fondazioni e sostenere le giovani comunità. Con la morte di Francesco nel 1622 l’Ordine, che conta già 14 case, viene a gravare tutto sulle sue spalle. Vero che sa farsi aiutare dalle prime sorelle, le consulta e le coinvolge nel governo dell’Ordine, ma in definitiva tocca a lei affrontare i gravi problemi inerenti all’organizzazione di tante comunità, ognuna autonoma, ma tutte collegate, nel vincolo della dilezione, dal comune riferimento alle medesime Costituzioni, già redatte da Francesco, e al primo monastero di Annecy, la Sainte Source. Mantenere l’unità fra le case (saranno 86 alla sua morte) e difendere la fisionomia propria della Visitazione da qualsiasi ingerenza esterna, sia pure religiosa, saranno le grandi preoccupazioni degli ultimi anni della vita di Giovanna Francesca.

Venerata e contestata, ricercata da grandi prelati per consiglio e amata dalla gente umile, attenta a ognuna delle sue figlie ‘di vocazione’ non meno che ai figli, la morte la sorprende in viaggio, lontano dalla diletta Annecy, ma pur sempre in famiglia, alla Visitazione di Moulins dove si era recata, nonostante la malattia e il sentore della morte imminente, per rispondere all’urgente appello di una amica e figlia spirituale.

Fino all’ultimo esorta le sorelle alla povertà, all’umiltà, alla semplicità, soprattutto alla vera unione dei cuori e alla fedeltà allo spirito di Francesco. Poi la febbre ha il sopravvento. È il 13 dicembre 1641 quando Giovanna Francesca invocando tre volte il nome di Gesù, che un giorno lontano aveva inciso con un ferro rovente sul suo petto, “terminò di morire per iniziare a vivere” come conclude la sua prima biografa. È stata canonizzata il 16 luglio 1767.

 

Dagle scritti di Santa Giovanna Francesca de Chantal

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